Attualmente chiuso per manutenzioni e restauro
Il corpo di fabbrica dell’ attuale Palazzo Doria Pamphilj fu ricavato da una parte dell’antico palatium parvum edificato dai monaci cistercensi agli inizi del XIII secolo.
Già nella metà del XV secolo, la costruzione monastica, i cui resti si notano alla base evidenziati da muri in peperino e forati da monofore di tipo borgognone, fu interessata da lavori di restauro fatti eseguire dal Cardinal Piccolomini, commendatario dell’epoca, che vi ricavò un piano intermedio denominato mezzanino.
Internamente ricorre l’uso di archi ogivali che scaricano il loro peso su grossi pilastri centrali di peperino, del tutto simili a quelli della vicina chiesa abbaziale e realizzati con i canoni della architettura gotica e successivamente foderati con muratura di mattoni pieni.
Questo grande edificio a pianta rettangolare dovette subire lavori più impegnativi al tempo di Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj che lo trasformò nel palazzo principesco attuale. Tali modifiche avvennero sulla base di un progetto approvato tra il 1645 e il 1647, che prevedeva tra l’altro una ulteriore sopraelevazione di un piano detto “nobile o baronale”.
L’opera di ampliamento, che ebbe inizio dopo la visita di Innocenzo X del 1648, prevedeva in primo luogo il consolidamento dei pilastri del palatium parvum, assumendo così l’attuale forma ottagonale. Inizialmente i lavori furono diretti da Antonio Alamanni cui si sostituì Marcantonio de Rossi.
Numerosi documenti e disegni mostrano la partecipazione di vari architetti quali, in primo piano, Francesco Borromini, Marcantonio de Rossi e ’Oratoriano Virgilio Spada a cui il papa aveva affidato da direzione della fabbrica di San Pietro. Al Borromini è attribuibile il progetto della “scala lumaca” elemento che collega il corpo principale del palazzo (sotterraneo – piano rialzato – mezzanino – piano nobile) e che contiene una struttura elicoidale per la quale era possibile il transito di animali “da soma” per il trasposto delle masserizie e legnami per l’alimentazione dei camini del piano nobile.
I lavori di ristrutturazione del palazzo terminarono nel 1652 con la sistemazione definitiva del piano nobile, suddiviso in dodici sale con soffitti a cassettone semplice in legno, portali con stucchi, pavimenti in parquet e porte in legno di buona fattura.
Particolarmente interessante è la “sala regia”, di notevoli dimensioni, il cui soffitto è realizzato a sette metri di altezza con cassettoni in legno ad ampi riquadri. Nella parte superiore delle pareti, dipinti su tela decorano l’ambiente, insieme a due portali che collegano la sala alla “scala lumaca”.
Inoltre, un magnifico camino di grandi dimensioni con bellissime figure in bassorilievo, occupa la parte centrale di una parete. Anche le altre sale, che presentano pregevoli affreschi nella fascia superiore delle pareti, hanno i soffitti a cassettoni con decorazioni in oro zecchino. Le decorazioni interne della galleria e degli altri ambienti del palazzo, come testimoniato dai documenti di casa Doria-Pamphili, dovettero essere di mano di Giovanni Battista Magno detto “il modenino”, e Leonardo Santi, conosciuto negli ambienti romani come “il coloraro”.
Colombo Bastianelli Storico Pamphiliano
