Il borgo di San Martino al Cimino

La prima menzione di una “Ecclesia S.cti Martinii de Monte Foglianis” risale all’anno 838.

Ben presto il cenobio ospitò il primo nucleo di una comunità di monaci benedettini che vi risiedettero sino all’inizio del XI secolo. Nel 1145 il pontefice Eugenio III (1145-1153) sostituì i benedettini con una colonia di monaci cistercensi provenienti dal monastero savoiardo di S.Sulpice.

Nel 1207 per volere di Innocenzo III (1198-1216) altri monaci cistercensi, provenienti dall’abbazia “madre” di Pontigny rafforzarono la piccola comunità monastica. Lo stesso pontefice nel 1208 donò all’abbazia cimina una considerevole somma di denaro per risollevare le esigue casse abbaziali. Sotto il governo dell’abate Giovanni II e per interessamento diretto del cardinale Raniero Capocci, vescovo di Viterbo (1212-1224) iniziarono i lavori di ampliamento della chiesa e dei locali abbaziali. La chiesa fu consacrata nell’anno 1225.

Nella prima metà del XIV secolo, Silvestro Gatti, Signore di Viterbo si impadronì con la forza del monastero sequestrò i beni e cacciò i monaci, i quali solo nel 1448 sotto il pontificato di Niccolò V rientrarono in possesso dell’abbazia.

Nel 1462 papa Pio II (1458-1464) concede l’abbazia in commenda al nipote, il cardinal Francesco Piccolomini (futuro Pio III), il quale iniziò grandi lavori di restauro. Rimasta a lungo nelle mani di molti commendatari (tra cui ricordiamo, oltre al Piccolomini, i cardinali Farnese, Riario, Della Rovere, Aldobrandini) nel 1564 sotto il pontificato di Pio IV, il cardinal Ranuccio Farnese lo restituì al Capitolo di S.Pietro in Roma.

Con la decadenza dell’abbazia, il piccolo nucleo di abitanti (famuli) che aveva sostituito i monaci nei lavori più pesanti, all’abbandono del monastero da parte dei religiosi si era costituito in congregazione laica. Infatti a capo della comunità venivano eletti tre Priori della Compagnia della Misericordia, espressione dell’attuale Confraternita di S.Martino al Cimino.

Divenuto Principato nel 1645, con Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj (1591-1657) cognata del pontefice Innocenzo X, inizia una fase di grande sviluppo sociale.

Lo stesso anno dell’elevazione a principato iniziarono gli studi per la progettazione urbanistica del borgo e i lavori di sopraelevazione dell’antico “palatium parvum” dei monaci cistercensi, da adibirsi a residenza principesca, che divenne ben presto il centro del borgo. I lavori di realizzazione del nuovo nucleo urbano, legati al gusto scenografico proprio del barocco, vennero affidati all’architetto militare Marcantonio de’ Rossi, con il sicuro contributo soprattutto di Francesco Borromini, e del padre Virgilio Spada.

La struttura del borgo voluta da Donna Olimpia, che ricorda la celebre piazza Navona in Roma, è dunque legata ad una seria ed attenta pianificazione urbanistica. Il visitatore che vi giunge per la prima volta resta certamente stupito dall’ordine architettonico e dalla regolarità con cui si succedono le case perimetrali digradanti, residenze degli operai e realizzate tutte con la stessa metodologia, poste l’una accanto all’altra e addossate alla cinta muraria.

È certo che Donna Olimpia, per popolare il nuovo borgo, offrisse alle giovane coppie che decidevano di stabilirvisi una abitazione, la dote nuziale e l’esenzione delle tasse per i primi cinque anni di residenza.

Il nuovo borgo fu dotato di tutti i servizi, dalle osterie agli spacci, dal teatro ai lavatoi pubblici, dalle fontane alla casa del gioco della pallacorda. Intorno correva la muraglia fortificata dotata di nove baluardi fortificati e tre garitte di guardia.

L’accesso al borgo avveniva mediante le porte principali, la “romana” ideata dall’architetto Marcantonio de’ Rossi e la “viterbese” disegnata dal Borromini.

Il grande progetto di costruzione di un borgo pianificato si concluse alcuni mesi prima della morte del suo benefattore, papa Innocenzo X (1655) presto seguita da Donna Olimpia (1657), sicuramente artefice principale della realizzazione di questo gioiello architettonico, sepolta nell’abside della sua gotica abbazia.

Colombo Bastianelli Storico Pamphiliano

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